Filosofia applicata alle problematiche quotidiane nell’era della tecnologia
March 7th, 2009IO ieri:
“Ma se non ci sono nella coda di stampa significa che non esisto?”
IO ieri:
“Ma se non ci sono nella coda di stampa significa che non esisto?”
tirando le somme posso sentirmi abbastanza soddisfatta: chiudo il primo quarto di secolo con una serie di conquiste notevoli.
prime tra tutte il camminare e il parlare.
risultati che mi hanno confermata mammifero euterio razionale dall’umore complesso ma con certezza di genere homo. sottolineo con fierezza come mi fossi già di diritto posizionata tra i primati con caratteristiche quali l’opponibilità del primo dito, la visione a colori e binoculare.
altri conseguimenti significativi furono lo schioccare le labbra, il gattonare, il mettere i denti, lo sputare, il vomitare.
particolare attenzione voglio porre sulla classificazione che Linneo nel suo Systema naturae (1735) riconobbe nell’ordine dei Primates: homo, simia, lemur, vispertilio. in ordine di complessità decrescente. La categoria homo comprende l’uomo e i bradipi. io sono sicuramente un bradipo. primi soprannomi portati non senza un certo orgoglio: la celere, melampo.
i risultati più notevoli sono quindi stati collezionati tra il giorno zero ed il quattrocentoventisette.
cadere dalla bicicletta lanciandosi giù da una discesa con pericolosa pendenza 45°e spaccarsi i denti davanti fanno già parte della seconda fase della vita, quella in cui fai e dici le cazzate, ma sei in grado d’intendere e di volere quindi il risultato conseguito (preceduto al 90% dei casi da un se ti fai male le prendi) si traduce inevitabilmente in un pungente te l’avevo detto.
altra notevole acquisizione del medesimo periodo è il leggere (accompagnato da lo scrivere).
primo romanzo terminato autonomamente intorno al giorno duemilacinquecentocinquatacinque. “la bambola dell’alchimista”: avvincente thriller, vede come protagonista un bambino proprietario di una bambola defecante oro.
a quell’epoca ero già stata investita di responsabilità da sorella maggiore, nonché della gioia della genitorialità: mio figlio il bambolotto andrea giacque nudo nel mio armadio fino a credo una decina di anni fa. poi come sempre accade si smaterializzò senza lasciare tracce. i sigilli dei ris sono ancora visibili sebbene in decomposizione.
licenza elementare e licenza media, intervallate solo dal primo limone. tecnica acquisita e migliorata fino al raggiungimento della perfetta esecuzione della combo strofinamento e limone duro, mai passata di moda.
giorno seimilaenovantotto la combo viene portata alle estreme conseguenze. non senza una certa soddisfazione. la reiterazione a intervalli regolari caratterizza tutto il periodo conclusivo del primo quarto di secolo. ed è con fierezza che posso vantare d’aver toccato quasi tutte le categorie umane attualmente conosciute. tra le quali: il punkabbestia, il maniaco ossessivo, il peterpan, il narciso, la checca isterica.
5 matrimoni e 5 funerali.
con una certa precisione cabalistica.
13 rate universitarie pagate negli ultimi duemilacinquecentocinquantacinque giorni.
risultato concreto: una pergamena, senza dubbio elaborata in word ed intestata repubblica italiana. attraverso la spessa coltre di polvere s’intravede ancora, seppur a fatica, un dottore in filosofia del quale si è persa memoria storica. ed una tesi magistrale in produzione da novecento giorni. ha anche lei iniziato a leggere e scrivere. ho iniziato da qualche giorno a prepararla psicologicamente sull’impatto col primo limone.
7 traslochi. di cui 4 da città a città.
sfiorando l’inserimento nel guinness dei primati per aver abitato nella casa più piccola del mondo. e non da sola: coniglio mafaldo condivideva con me il divano e il sottoscala. abbiamo traslocato solo perché rivendicava il suo spazio esistenziale. attualmente, sempre in coppia, abbiamo acquistato una casa ed acquisito un debito che scandirà allegramente gran parte del nostro prossimo quarto di secolo.
tombola.
quando arriva arriva diceva un milanese celebre.
addentando con baldanza una bella fetta di panettone.
per me quando arriva sarebbe meglio fosse già arrivato. e passato. e dimenticato.
i primi sintomi si manifestano a inizio mese. quando il corso su cui vivo si trasforma nella scenografia di una carovana che neanche i pionieri nel far west. con la differenza che al posto del pentolame trasportano nervosismo pungente e pacchi pacchetti fiocchi fiocchetti alberi di natale stelle comete psichedeliche renne imbalsamate. e figli. sul portapacchi che se no le corna delle renne si rovinano col freddo.
immettersi in strada dal cancellone del mio palazzo si rileva una specie di biathlon.
la resistenza dello sci di fondo: quella necessaria al polpaccio per tenere la frizione a mezz’asta pronta al rilascio della prima al minimo accenno di movimento. provate a star così un quarto d’ora e poi con l’acido lattico riuscite anche a scrostarci il forno.
il tiro al bersaglio: la freccia sei tu. il bersaglio è lo spazietto di un metro che si crea tra un’auto e l’altra al momento del verde al semaforo. sempre che quello che sta dietro non abbia cronometrato il rosso, avendolo già vissuto 55 volte. al che parte in perfetta sincronia con chi lo precede e tu salti il giro. come stare in prigione a monopoli.
la difficoltà aggravante dello slalom tra ciclisti aspiranti suicidi non è al momento considerata dalla commissione sport invernali. ci stiamo lavorando.
arrivare in palestra settembre-novembre/gennaio-giugno tempo calcolato in media: 5 minuti.
arrivare in palestra dicembre tempo calcolato in media: 25 minuti. 20 per immettersi in strada. a piedi ci metterei lo stesso. ma sto puntando a vincere la medaglia.
l’aggravarsi del fastidio natalizio si manifesta con un pensiero costante posizionato al fondo del cervello. allo stesso livello di “devo levare la mosca morta da dentro il lampadario” o “devo telefonare alla zia pasqualina”. due consapevolezze maturate nell’estate del ‘67.
i regali.
che poi non è questione di non so assolutamente cosa regalarti. lo so eccome.
solo che il natale obnubila il cervello. oltre alle papille gustative. però finché c’è da vedersela solo con la pigrizia mentale si rientra nell’ordinaria amministrazione.
e così per la prima metà di dicembre sei ancora abbastanza disteso.
ma prima o poi arriva.
eccolo lì. è lui. te lo sentivi che sarebbe stato lui il primo.
“e ai regali di natale hai già pensato?”
tu improvvisamente deglutisci a fatica.
“io li ho presi tutti quest’estate. poi li ho conservati catalogati in ordine alfabetico in un armadio a saracinesca acquistato apposta ad una svendita da castorama”
senti la pinta che hai tra le mani diventare brodaglia. se non ti trattieni sai di poterla portare a ebollizione.
“ah tu ancora niente?” e sogghigna. anche.
bastardo.
con l’innegabile savoir-faire che da sempre ti contraddistingue sibili tra i denti.
no sai. io sono compulsiva. non stupirti infatti se appena ti giri ti pianto un coltello a serramanico tra la 4a e la 5a vertebra. poi te lo sfilo lentamente simulando movimenti da parkinson e visto che sono generosa ti aiuto a cicatrizzare versandoti sulla ferita un chilo di sale fino. iodato. che mi piace pensare alla tua salute.
ma nemmeno il più truce dei sogni ad occhi aperti può distoglierti ormai da questo pensiero: mancano 5 giorni. 5. sei irrimediabilmente in ritardo.
ed eccoti lì. nel peggiore dei momenti dell’anno a litigarti con una sciura impellicciata l’ultimo paio di calzettoni scaldasonno imetec per piedi castagnati in fantasia scozzese rivisitata pop. perché io comunque sono per il regalo utile.
e poi ovviamente il salmone affumicato i tortellini in brodo i cannelloni gli involtini le rollatine il tacchino il panettone il pandoro i torroncini i centoquindici chili da smaltire dal 2 in poi.
gesù bambino carissimo.
l’anno prossimo che ne dici di restare lì su nei cieli? al calduccio. che qui al freddo e al gelo in questi duemilasette anni ci siamo organizzati benissimo.
è come ci si sente dopo la prima giornata di snowboad della stagione.
provo a muovere l’alluce destro e mi provoco pungenti fitte all’orecchio sinistro.
sbatto le palpebre ed inspiegabilmente mi cade una chiappa.
l’altra chiappa resta attaccata solo per ricordarmi che ho sfrecciato roteando su di lei per un chilometro e mezzo. tentando l’arresto puntellandomi con le mani e con i denti. riaggiungendo come unico risultato un livido 4×4, il record di velocità in discesa libera su deretano e l’inondazione con effetto tzunami del povero cristo che mi ha vista arrivare a 120 all’ora in assetto palla da bowling contro birillo.
quando mi sono fermata a cinque centimetri da lui evitando la tragedia si è tranquillizzato. quando ha visto che avevo le tette mi ha anche sorriso. pensava ridessi.
in realtà i denti erano scoperti perchè avevo consumato entrambe le labbra nel tentativo di far presa sul ghiaccio.
il mio amico ieri mattina non è riscito a sollevare la gamba per infilarsi il calzino. abbiamo dovuto noleggiare una ruspa per scavare il pavimento intorno al suo piede e creare lo spazio per far scivolare il cotone sotto la pianta. avevamo pensato di usare il badile per risparmiare sulla meccanizzazione, ma la padrona di casa non è riuscita a strisciare fino alla porta per buttarsi giù dalle scale e rotolare fino in cantina. ognuno di noi ha un badile in cantina.
per riuscire a guidare ho dovuto incollare entrambe la mani al volante col superattack. e pagare tangenti agli assessori alla viabilità dei paesi che abbiamo attraversato. mi son fatta asfaltare il pendio della montagna ed eliminare i tornati. ed anche tutte le rotonde. ora c’è un’autostrada a 6 corsie in rettilineo che parte dal tonale ed arriva fino al mio box.
contando che ho perso l’uso della parte sinistra del corpo non ho potuto pigiare la frizione e l’ho fatta tutta in prima. dimostrando l’assoluta malafede di chi sostiene che non so usare il frenomotore.
stamattina ho alzato le braccia per stiracchiarmi. al momento sto scrivendo col gomito, che gli avambracci son restati impalati sopra la testa.
ho preparato il caffè con il solo uso della telecinesi. prima di riuscire a svitare la moka ho nell’ordine smontato il microonde sbrinato il frigorifero e cotonato il coniglio.
ora ho chiamato i traslochi la celere per farmi estrarre dal balcone e depositare a terra. come hanno fatto con quella tizia di 300 chili che non passava più dalla porta. vado a vedere se al carrefur han già messo in svendita i pezzi di ricambio per novantenni sportivi.
Melissa
Deriva dal greco μέλισσα (mèlissa) che significa “colei che dà il miele” ossia ape, a sua volta derivato da méli miele.